È il vento che arriva dal mare. I cibi di grande qualità e tradizione nascono dall’incontro tra venti.
L’Italia è particolarmente fortunata in questo senso, essendo una penisola stretta e lunga al centro del mediterraneo. Qui il vento marino che nasce negli oceani, filtrato da Gibilterra e da Suez, diventa brezza e si posa sulle nostre specialità, incontrando l’aria fresca delle colline e delle montagne. In questo modo le rende uniche. Si pensi ai prosciutti italiani, al Grana Padano, alla Pasta di Gragnano, allo stesso Nebbiolo. Porteremo molti di questi prodotti con noi, alla ricerca delle origini del vento che li rende meravigliosi e ogni giorno verranno utilizzati da un grande chef per creare i piatti che daranno corpo alla nostra convivialità.

Il marìn è un vento che torna. Incrocia il profumo del mare e del rosmarino con quello di montagna e di neve. Appassiona e snerva. Accarezza e fa grandi i nebbioli.
Il marìn crea piccoli mulinelli e gioca con le foglie: sembra un gatto che cerca di mordersi la coda.
Mette languori e voglia di porti. Poi, una volta lontano, diventa un richiamo irresistibile e voglia di casa.

 

Antefatto – A righe e a quadretti

di Luciano Bertello


Montaldo Roero, 12 ottobre 1963

Una giornata di pioggia sulla collina. La maestra racconta di eroi-naviganti omerici e di una donna tenace che non rimarrà sola. Di vele e di venti. Di sentimenti e valori
scritti dall’ulissiaca prua sul quaderno blu del Mediterraneo.
Un bambino, le mani nascoste sotto il banco, costruisce barchette di carta. Barchette a righe e a quadretti. Quando esce, le affida al rivolo d’acqua che scorre nella ripida strada. Le segue; le spinge; le rialza; le rimette nella corrente.
Da casa lo cercano. Lo trovano, fradicio, quasi ai piedi della collina. La mamma, preoccupata, lo interroga. Incredula, lo protegge e lo scalda: cercava la casa dell’acqua
e di quel vento che i grandi chiamano marìn.

 

Andar per Langa

di Luciano Bertello


Alta Langa, 30 dicembre 2010

In una giornata di azzurro terso, due uomini vanno per Langa incontro al marìn.
Intorno, colline epiche e silenziose.
L’uno scrive numeri su fogli a righe; l’altro annota pensieri su fogli a quadretti.
Il primo traccia grafici e architetture di mercati fra Langa Tokio e New York;
il secondo viaggia tra i secoli di Langa e Roero, a caccia di storie di uomini e di terra.
Entrambi sanno di avere il marìn nelle vene. Ma vogliono darsene ragione e,
allora, lo inseguono nello spazio e nel tempo per capire dov’è la sua casa.
Di una cosa sono certi: quel blu che da Mombarcaro si vede all’orizzonte è il mare.

 

Il marìn

di Luciano Bertello


Barolo, 17 marzo 2011

Il marìn ama la libertà e gli spazi liberi, ridicolizza confini e frontiere, va d’accordo
con gli spiriti liberi.
Il marìn è la Langa:  libera repubblica e vandea, malora e albero della cuccagna, collina e altrove, Cesare Pavese e Michele Ferrero, Beppe Fenoglio e Giacomo Morra.
Il marìn è il balon: piedi ben piantati in terra e cielo, zembo e arcàss, Ghindu e Augusto Manzo, Felice Bertola e Massimo Berutti.
Il marìn è il Barolo: legno e tempo, tannini e carezze, vigna e mondo, la marchesa Giulia Colbert Falletti e la Bela Rosìn, Bartolo Mascarello e Angelo Gaja.

 

… ma per seguir virtute e conoscenza

di Luciano Bertello


Tra Genova e New York, 25 aprile 2 giugno 2011

Dal mare di colline al mare, il passo è breve. Basta seguire il marìn.
Da Genova a New York c’è di mezzo il mare. Ma basta inseguire il marìn.
Sulla barca, due capitani coraggiosi. Esperti di navigazioni in solitaria. L’uno, omerico, disegna avventure su coordinate geografiche; l’altro, fenicio, ama dare un’anima ai numeri.
Non fuggono: hanno dentro il marìn e stanno bene dentro al marìn. Si allontanano dalla madrepatria per poterla guardare meglio. Cercano la giusta prospettiva per immaginare
prospettive più giuste. Cercano risposte: nel marìn, l’uno nell’altro, nella storia, nei libri.
Cercano valori: tra epica e cronaca, tra mito e futuro.
Amici a righe e a quadretti si alternano al loro fianco, per aiutarli a capire e a dire.
Il magico 7 è bussola e faro.
La cambusa è stipata con i sapori eccelsi della madrepatria e i cuochi sono chef.
Due valori li hanno già ritrovati: il tempo e la carezza del marìn.
Gli stessi che sanno trasformare un sapore in saggezza: in Grana padano, in prosciutto crudo San Daniele, in pasta Gragnano, in Barolo.
La rotta procede sicura e la prua è come un sismografo che registra il respiro del marìn.

Ma il marìn è come il “vento largo” del poeta:
non soffia mai nella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto …
E’ come il vento della vita che ti spinge prima da una parte, poi dall’altra…“.
Qualche volta tace.

Certi sono soltanto gli estremi del viaggio: il 25 aprile e il 2 giugno.
E il 17 marzo è appena più in là.