Pochissimi vini al mondo hanno caratterizzato e influenzato la storia di un territorio come ha fatto il Barolo – figlio primogenito dell’uva nebbiolo – con l’area collinare posta a sud di Alba, la capitale delle Langhe. Un vino che sin dalla fine del ’700 aveva già conquistato nobili e plebei, mercanti e artigiani. Dal marchese Tancredi Falletti a re Carlo Alberto, da Cavour a Vittorio Emanuele II e al conte Emanuele di Mirafiore, il Barolo venne connotato come vino aristocratico, come vino di corte, come il grande vino italiano da invecchiamento per eccellenza. Un mito: un vino talvolta ritenuto inaccessibile, sia per il prezzo sia per il gusto, spesso un po’ iniziatico e quasi difficile come il carattere dei suoi produttori. Oggi il Barolo è un vino più democratico, certo meno austero di un tempo ma anche molto più ricco e complesso, morbido e piacevole; un vino unico e fascinoso, sempre diverso a ogni annata eppure uguale a se stesso e ben riconoscibile, con personalità e carattere ben definiti. E dentro il calice si sente – ad ogni bottiglia – il calore delle giornate di sole sui filari di vigna allineati a decorare i bricchi delle Langhe, e il freddo della neve e del gelo d’inverno, e la freschezza delle piogge primaverili e la suadente seduzione degli aromi autunnali, dei funghi, del tartufo bianco, della liquirizia e delle spezie. Solo dopo viene l’uomo con il suo lavoro, i vignaioli tenaci, ostinati e caparbi, la sensibilità artistica dell’enologo. Le voci di un coro armonizzato con suoli vocati, vigneti unici e natura benevola: per questo il Barolo è un vino da grandi passioni e forti emozioni, è amore disinteressato e intenso, che cresce col tempo. Barolo: I love you.