Siamo in declino, non vi è dubbio. Non è il caso di essere terrorizzati, l’umanità ha avuto ciclicamente periodi di declino da quando esiste e così pure il nostro Paese. Questi declini hanno avuto dinamiche e durate diverse tra loro, ma sempre una caratteristica comune. Si va in declino quando le posizioni chiave di governo e di amministrazione delle comunità vengono assunte prevalentemente da persone mediocri, mentre si cresce quando a dirigere vanno prevalentemente i galantuomini. Per mediocre intendiamo colui che, di fronte a una decisione importante, la prima domanda che si pone è “che figura farò io?”. Il galantuomo ovviamente è il contrario, pensa subito al bene pubblico. Abbiamo assistito a macro periodi di declino come il Medioevo. Ancora più in macro si potrebbe dire che l’Italia è in declino da almeno 1700 anni. Tuttavia in mezzo c’è stato il Rinascimento e poi il Risorgimento, infine il Miracolo economico del Dopoguerra. Quindi nessun terrore, ma un po’ di spavento c’è. E poi la scocciatura di beccarcelo proprio noi, la nostra generazione, il declino. Perché se va avanti così, declino lento, saranno altre persone a godersi la rinascita. Tra declino e rinascita abitualmente avviene qualcosa di traumatico. Una rivoluzione, guerre, eccidi. Anche perché non succede mai  che un mediocre o un dittatore si dimetta, debbono essere cacciati. Questa, piu’ o meno è la storia. Ma, porca miseria, perché dobbiamo sempre subircela sta benedetta (o maledetta) Storia? Possibile che non riusciamo a lavorarci un po’? Possibile che invece di subire passivamente gli eventi non ci rimbocchiamo le maniche e li preveniamo da subito con un sano e ribelle programma a tappe forzate che ci tiri fuori dal declino in tempi brevi?

Ecco da cosa nasce la nostra decisione di dedicare un piccolo pezzo della nostra vita a pensare a una soluzione. In fondo è un gesto egoista, la voglia che abbiamo di godercela ancora un po’. Prendetela così, un cittadino italiano che non fa né farà la politica, un mercante, accompagnato e guidato da un navigatore con cui condivide lo stile della leggerezza proattiva, rifocillato nella pancia e nella mente da un manipolo di amici, donne e uomini di pensiero e di azione, che nella vita hanno dimostrato di finire ciò che incominciano, vi offre la propria soluzione. Una soluzione quindi e non polemiche, i rimedi e non solo le critiche. Un gesto che non ha niente a che vedere con la destra o la sinistra, un gesto che nasce da una sorta di sensibilità  umana che da un lato riconosce impietosamente l’amore per sé stesso, dall’altra, con poca umiltà, l’amore verso il prossimo così come il considerarsi un attento osservatore della società.

Questo documento non può giocoforza essere firmato da tutti i navigatori. I temi affrontati sono tanti e non me la sento di richiederne la condivisione piena a tutti. Tuttavia mi piace qui rimarcare che nella stragrande maggioranza dei casi vi è stata condivisione di vedute e di rimedi ed è stato deciso che tutti i partecipanti a questo viaggio scriveranno un pezzo in allegato che troverete al termine del documento 7 mosse. Inoltre spesso è avvenuto che ragionamenti più saggi dei miei mi abbiano fatto cambiare idea. Adoro cambiare idea. Non è una soluzione esaustiva, poiché mancano alcuni capitoli importanti e nodi da sciogliere in vista di un progetto completo. Inoltre la parte scientifica dei vari capitoli non è volutamente approfondita. Troverete di sicuro imprecisioni e magari anche qualche errore. Tuttavia si tratta di una visione “mondiale” di come si dovrebbe muovere il nostro Paese molto precisa. È un indirizzo forte, netto, rivolto verso l’unica direzione secondo me possibile per vivere meglio nel nostro Paese.

Se le critiche che vi sorgono spontanee sono “non è corretto gettare la pietra e poi non scendere in campo” vi prego di perdonarmi. Ma permettetemi di pensarla diversamente. È ora che anche da parte di noi laici dilettanti arrivino suggerimenti in positivo e non solo critiche. Ci sarà di sicuro qualcuno, tra i politici, che invece di guardarmi come rompiscatole, cercherà quel poco di bello e giusto che c’è in questa proposta e ne trarrà spunto. Ma anche tante persone comuni, come me, alle quali verrà voglia di approfondire e di volgere la propria analisi in direzione proattiva. È a loro che, insieme ai miei amici, ci siamo rivolti soprattutto. In politica si può e si deve partecipare anche senza essere attori protagonisti. Oppure potrete pensare  “semplicistico, non è approfondito, ci saranno tensioni sociali, dove li mettiamo tutti questi nuovi disoccupati”, fermatevi. Sono d’accordo con voi. L’unica amara riflessione che vi propongo, una su centinaia, è che  prima o poi buona parte dei 27.000 forestali della Regione Sicilia non potrà più essere pagata e partiranno le tensioni, per dirvene una. Forse è meglio prevedere e manovrare una Rivoluzione più dolce possibile prima che subirne una cruenta poi. Inoltre tengo a dirvi che la semplicità è l’unica arma possibile per creare un progetto vincente in tempi brevi.

Se invece le vostre critiche sono “impossibile, troppo complicato, troppo veloce, utopie …” lasciate perdere. A forza di dire che tutto e complesso, difficile, che occorre tanto tempo il nostro Paese si è ridotto in questo stato. E poi molto spesso la visione del difficile, del serve più tempo nasconde la mancanza di voglia di lavorare, o la strategia di mantenere il potere senza sbattersi per risolvere, arti che purtroppo si sono diffuse invece con grande rapidità e semplicità in Italia. Infine vi anticipo che troverete ovunque in questo documento la ferma convinzione, comune a tutti i partecipanti a questo viaggio, che occorre tornare alla politica intesa come servizio, passione,missione. Inoltre bisogna riportare al centro il valore della competenza nell’affidare settori specifici sia a politici che dirigenti. Occorre trovare donne e uomini di grandi capacità ma anche umili, onesti e pronti a farsi da parte quando sbagliano. Utopie? Ma non è vero! Smettiamola con sta storia delle utopie. Senza sogni non si va da nessuna parte.

Oscar Farinetti e Giovanni Soldini